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Il business in curva e le truffe anche nelle partite della Primavera
Ma è un calcio malaaaato, diceva la Gialappas a fine anni Novanta. Sì, lo sport più amato dagli italiani rischia di morire. Di scommesse persino sulle partite dei ragazzi, di arbitri e giocatori che truccano le partite con espulsioni mirate e rigori fasulli, muore per i boss al carcere duro che impongono i figli, per le società che si fanno "comprare" per far giocare calciatori scarsi, muore per le mafie che alla faccia dei Daspo e dei divieti sfruttano le curve e le società per riciclare denaro, lucrare su merchandising, bagarinaggio e parcheggi, dalla Campania fino a San Siro, e sono in grado di "piegare" gli eventi sportivi a fini criminali, incassando consensi e governando il territorio.
Nei giorni scorsi un'inchiesta della Procura di Reggio Calabria ha svelato un presunto sodalizio con al centro un arbitro (già radiato per due anni). L'inchiesta è nata l'anno scorso dopo una segnalazione delle Dogane su un flusso anomalo di scommesse nei campionati Primavera partite da un'agenzia del Fiorentino. La frode sportiva sarebbe "promossa e diretta nelle categorie Primavera, Primavera 2 e Serie C", gli arbitri coinvolti avrebbero preso anche 10mila euro a partita, con risultati a volte tragicomici e rocamboleschi, tra rigori ed espulsioni sconcertanti.






