PRENONE (UDINE) - Il sindaco di un piccolo paesino di montagna, Preone, provincia di Udine, 200 abitanti o poco più, condannato assieme al coordinatore della protezione civile comunale, per la morte di un volontario 74enne, loro concittadino, torna a far riesplodere la polemica rispetto alla responsabilità di chi è chiamato a gestire uomini, mezzi e interventi nelle situazioni di emergenza.

Il giudice Daniele Faleschini Barnaba, dopo due ore di camera di consiglio, ha condannato ieri il primo cittadino Andrea Martinis e il coordinatore Renato Valent a un anno di reclusione, con pena sospesa, per omicidio colposo, disponendo anche una provvisionale di 50 mila euro in favore delle parti civili. Per i due imputati è invece arrivata l’assoluzione rispetto agli altri capi d’imputazione collegati alla normativa sulla sicurezza sul lavoro, alla luce delle modifiche legislative intervenute nel frattempo, che hanno trasformato quei profili in illeciti di natura amministrativa. Al centro del processo resta la morte di Giuseppe De Paoli, volontario di 74 anni, vigile del fuoco in pensione, travolto da un ramo il 29 luglio 2023 mentre partecipava alle operazioni di monitoraggio e ripristino della viabilità dopo una violenta ondata di maltempo che aveva colpito la Carnia, area montuosa della provincia di Udine. Quel giorno i volontari erano intervenuti per liberare una strada dagli alberi abbattuti dal fortunale. Secondo la tesi accusatoria del pm Andrea Gondolo, accolta dal giudice nella parte più rilevante della contestazione, Martinis e Valent avrebbero omesso di fornire ai volontari le necessarie informazioni e una formazione adeguata per affrontare l’intervento, oltre ad aver fatto ricorso a materiali ritenuti non idonei. La sentenza ha ridotto l’entità della pena richiesta dall’accusa, ma ha confermato il giudizio di colpevolezza per omicidio colposo, aprendo ora la strada all’appello già annunciato dai difensori.