«Ritengo che l'esperienza del volontariato di Protezione civile non abbia più ragione di esistere». Comincia così la lettera di dimissioni dalla Protezione civile di Preone inviata da Paolo Martinis, al padre Andrea, sindaco del paese, condannato in primo grado assieme al coordinatore comunale Renato Valent per la morte del volontario Giuseppe De Paoli. Un testo sofferto, che nasce da una ferita personale, ma che prova ad allargare lo sguardo oltre il singolo caso giudiziario, trasformandosi in una denuncia aperta contro un sistema che, secondo l'autore, rischia di svuotare di senso l'esperienza del volontariato.

Paolo Martinis tiene subito a precisare il perimetro da cui nasce il suo intervento. Non scrive soltanto come figlio del sindaco coinvolto nella vicenda. Scrive, soprattutto, come volontario da 25 anni, come consigliere comunale, come ex presidente di un'associazione di volontariato e come ingegnere civile. «È divenuto impossibile - scrive - approcciarsi alle attività da svolgere con il cruccio che siano poi interpretate come ad alto contenuto specialistico o ad alto rischio da parte di uffici che ho visto essere scollegati con la realtà, il cui esclusivo scopo è quello di comminare sanzioni se e quando dovesse accadere una fatalità».