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31 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:55
Da anni ripeto che l’operazione Meazza è connotata da grande opacità e scarsa trasparenza. Non ho mai avuto una posizione pregiudiziale sul tema: sin dall’inizio ho voluto approfondire i pro e i contro attraverso le carte, gli studi, le analisi. E nel lavoro di approfondimento è risultato sempre più evidente e chiaro l’interesse dei club ad acquistare lo stadio e realizzare una grande operazione di finanza immobiliare; meno chiaro, anzi totalmente assente, risulta l’interesse pubblico, da parte dell’amministrazione comunale, a concludere tale operazione dei tempi e nei modi in cui è avvenuta, quasi come se la vendita e la trasformazione della più grande area di proprietà del Comune di Milano, cioè dei cittadini milanesi, fosse una trattativa privata.
Un’operazione che ha impatti enormi ambientali, urbanistici ed economici ancora non calcolati. Da me convocato due anni fa in Commissione consiliare, il professor Pileri – urbanista del Politecnico – ha spiegato che la sola demolizione del Meazza avrebbe generato la dispersione in atmosfera di 280.000 tonnellate di CO2, riportando Milano indietro di 15 anni negli standard ambientali della qualità dell’aria! Prima della delibera di vendita avevo convocato una Commissione consiliare per un’audizione del dott. Gian Gaetano Bellavia, esperto e consulente di Diritto Penale dell’Economia, per un’analisi economica dell’operazione in corso: la convocazione venne bloccata e impedita senza motivo né verbale né scritto, e ancora oggi sono in attesa di conoscerne le ragioni.















