MILANO - Accordi ufficiosi e «collusioni», «interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti». Oltre a documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento finalizzate a orientare l'iter amministrativo per la vendita dello stadio di San Siro. Un affare da 197 miliardi, formalizzato lo scorso 5 novembre con la firma del rogito tra il Comune di Milano e gli acquirenti, cioè Inter e Milan.

Ma per la Procura «l'attore pubblico e la parte privata» avrebbero concertato le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione. Conclusa, secondo l'accusa, con un avviso pubblico dello stesso valore di un bando di gara «disegnato sulle esigenze» delle due società calcistiche.

Nove gli indagati, turbativa d'asta e rivelazione del segreto di ufficio i reati ipotizzati e contestati, oltre agli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e a ex manager e consulenti di Inter e Milan, anche a Simona Collarini, già responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune e allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, a Fabrizio Grena e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan.

«Da quel che si capisce, non c'è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e ciò è di fondamentale importanza», afferma il sindaco Giuseppe Sala. «Gli uffici hanno lavorato in buona fede e per il bene di Milano. La legge Stadi richiede delle interlocuzioni preliminari con i club che sono, dunque, fisiologiche».