Favoriti con un bando ad hoc ritagliato su misura delle necessità dei club e avvisati in anticipo sulle determinazioni del Comune di Milano. In questa cornice si muove la procura nell’indagine che ipotizza i reati di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio sulla vendita dello stadio San Siro a Inter e Milan, perfezionata lo scorso primo ottobre.

Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf, su delega dei pm Cavalleri-Filippini-Polizzi, coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo, stanno eseguendo una serie di perquisizioni negli uffici di palazzo Marino, nella sede di M-I stadio e nelle abitazioni dei nove indagati: il direttore generale del Comune, Christian Malangone, l’ex assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi, la direttrice della pianificazione del Comune, Simona Collarini, l’avvocata Ada Lucia De Cesaris, già ex vicesindaco e poi consulente per l’Inter sul dossier stadio, Fabrizio Grena, e gli advisor per il Milan, Giuseppe Bonomi e Marta Spaini. Gli ultimi due indagati sono l’ex amministratore delegato nerazzurro Alessandro Antonello e il procuratore per il club di viale della Liberazione Mark Van Huuksloot.

Secondo le indagini tra i dirigenti comunali e gli staff societari ci sarebbe state «collusioni» consistite in «costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento, finalizzate ad orientare l’iter amministrativo volto all'alienazione/valorizzazione della GFU San Siro». Un lavoratore preparatorio illecito - secondo l’ipotesi inquirente - che ha portato alla redazione dell’Avviso Pubblico, sostanziato con le caratteristiche gradite alle società sportive.