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Ultimo aggiornamento: 15:06
Era dall’estate scorso che sullo stadio San Siro aleggiava l’ipotesi di un’inchiesta. Dopo che la procura di Milano aveva annunciato l’inchiesta sulla speculazione urbanistica, erano emersi anche accertamenti sull’area intorno al Meazza. E oggi – nel giorno in cui è stata firmata la vendita a Milan e Inter – la notizia che bisogna registrare è l’indagine dei pm per turbativa d’asta. Mercoledì mattina – come apprende l‘Ansa – è stato sentito dai pm Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi il promoter Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. In una lettera aperta al sindaco, Trotta aveva rivelato che insieme ad altri operatori dello spettacolo dal vivo avrebbe voluto fare una offerta per lo stadio, ma che era stato impossibile partecipare al bando del Comune per le tempistiche troppo strette.
Trotta è stato sentito come testimone in quanto assieme all’ex assessore e negli anni ’80 vicesindaco di Milano Luigi Corbani è uno dei fondatori de ‘Il Comitato Sì Meazza’ nato per salvaguardare ed eventualmente ammodernare la struttura e recuperare a verde l’area circostante. Il promoter musicale, convinto che San Siro possa essere polifunzionale, già nel 2019, come lui stesso ha raccontato, era intervenuto sulla vicenda con la proposta di un bando internazionale per la ristrutturazione e la futura gestione dello stadio dopo la fine della concessione nel 2030. Il progetto aveva tre punti principali: “Abbandonare il terzo anello e fare una struttura portante e di quelle apribili” per usare lo Stadio “365 giorni all’anno” in modo da migliorare “l’acustica sia per chi è dentro che per chi abita fuori”. Installare “un prato retrattile” per consentire un giorno una partita di rugby , un altro giorno un concerto e così via. Il terzo punto è “il miglioramento dei servizi per pubblico. Nessuna necessità di aumentare gli spazi corporate” ossia quelli per i club.











