I dirigenti di Inter e Milan e i funzionari del Comune di Milano hanno provveduto nella mattinata del 5 novembre, alla firma del rogito relativo allo stadio di San Siro. Il compendio immobiliare denominato “Grande Funzione Urbana San Siro”, comprendente l’impianto “Giuseppe Meazza” (circa 70mila metri quadrati) e le aree edificabili limitrofe (circa 211mila metri quadrati) passa dunque nella proprietà dei due club meneghini attuando al delibera approvata in via definitiva dal Consiglio comunale lo scorso 30 settembre.
Il prezzo concordato per l’acquisto ammonta a 197,08 milioni di euro. Con la firma del contratto di compravendita i due club si sono impegnati a versare nella casse di Palazzo Marino 91,96 milioni di euro. Il resto della somma sarà pagato in varie tranche, in parte calcolate sulla base della superficie lorda del nuovo stadio, ovvero in vista del completamento delle opere di parziale demolizione del Meazza. A garantire con una fideiussione a prima richiesta il pagamento del prezzo differito, per un importo complessivo pari a 124,07 milioni, è stato Banco BPM, storico partner dell’Inter e ora del Milan.
Nel contratto di compravendita sono stare inserite alcune della clausole di tutela volute dal Consiglio comunale. Alle die squadre sono state chieste maggiori azioni di contrasto alla criminalità organizzata, in aggiunta alle norme previste, con l’istituzione di white list delle imprese coinvolte nei lavori e nella realizzazione del progetto; 14 milioni di euro in progetti di sostenibilità ambientale in aggiunta agli obiettivi di neutralità carbonica da raggiungere; la garanzia da parte dell’adozione di misure per l’accessibilità, l’inclusione e contro ogni forma di discriminazioni, limitando a un massimo di 5 milioni eventuali attività di bonifiche nel Parco dei Capitani; l’”earn out”, ovvero la richiesta di una percentuale della eventuale plusvalenza realizzata in caso di vendita a terzi prima di 5 anni; il Comune si è anche riservato il diritto di prelazione su eventuali rivendite di parte o di tutte le aree a un prezzo pari o inferiore a quello d’acquisto; il 50% della superficie lorda (GFU) non dovrà essere cementificata e dovrà essere destinato al verde profondo e 80mila mq di verde dovranno essere ceduti al Comune e manutenuti dalle società per almeno 30 anni; Palazzo Marino infine interverrà al massimo con 22 milioni per partecipare ai costi di bonifica e demolizione.










