“Al momento non abbiamo sufficienti elementi conoscitivi se non quelli che stiamo apprendendo dai media. Ci sembra comunque giusto chiarire alcuni aspetti. Innanzitutto, da quel che si capisce, non c’è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e ciò è di fondamentale importanza”. Nel giorno delle perquisizioni negli uffici del Comune e nelle sedi legate alla partita dello stadio Meazza, il sindaco Beppe Sala sceglie di intervenire con una nota che mette subito in chiaro la linea di Palazzo Marino, fissando un punto: allo stato, nelle contestazioni della procura, non emergono accuse di corruzione.

“Inoltre va chiarito che la Legge Stadi e le procedure di Partenariato Pubblico Privato richiedono delle interlocuzioni preliminari con i club calcistici; queste interlocuzioni sono, dunque, fisiologiche”. Un passaggio che entra nel merito di uno dei nodi più sensibili della vicenda: il rapporto tra amministrazione e società sportive nella lunga trattativa sul futuro del Meazza. Per il sindaco, quel confronto non rappresenta un’anomalia ma un passaggio previsto dalle norme, dentro un percorso amministrativo complesso.

Le parole arrivano mentre l’indagine sulla vendita di San Siro vive un’accelerazione, con acquisizioni e sequestri disposti dai magistrati. Un contesto che resta sullo sfondo della nota, in cui Sala evita commenti diretti sugli sviluppi giudiziari ma ribadisce la correttezza dell’impostazione seguita dal Comune. “Detto ciò, attendiamo con fiducia lo sviluppo delle indagini ritenendo che gli uffici abbiano operato in buona fede e per il bene di Milano”.