PIEVE DEL GRAPPA (TREVISO) - Salvati dalla Cartabia dopo essere stati arrestati in flagranza di reato mentre rubavano 4 quintali di rubinetteria all’interno dell’ex convento “Casa Mater Ecclesiae” di via Boschi a Pieve del Grappa. Era l’8 novembre dello scorso anno. Dopo appena due notti passate in carcere a Santa Bona, i tre malviventi erano stati rimessi in libertà, senza alcuna misura cautelare, perché a presentare la querela per il furto non era stata la madre superiora, che all’epoca si trovava momentaneamente in Egitto e che era l’unica ad avere la procura speciale per poterla sporgere, ma una delle suore dell’ex convento, delegata all’ordinaria amministrazione. Un corto circuito burocratico che quasi cinque mesi fa non aveva consentito alla Procura di formulare una richiesta di misura cautelare e che ieri, proprio a causa della legge firmata dall’ex guardasigilli, ha costretto il giudice a disporre il non luogo a procedere per tutti e tre gli imputati. In altre parole quella maxi razzia è come se non fosse mai avvenuta. O meglio, ne rimane traccia soltanto perché uno degli imputati è stato condannato per un reato satellite, ovvero il porto abusivo di oggetti atti a offendere: 4mila euro di multa.
Suora denuncia il furto, ma non poteva farlo: salvi i tre ladri che avevano rubato 4 quintali di rubinetti dall'ex convento
PIEVE DEL GRAPPA (TREVISO) - Salvati dalla Cartabia dopo essere stati arrestati in flagranza di reato mentre rubavano 4 quintali di rubinetteria all’interno dell’ex convento...






