La rottura è consumata. Confindustria non usa più il linguaggio della diplomazia, e il governo Meloni non può più fingere che si tratti di un semplice malinteso tecnico. Il taglio del 65% ai crediti d’imposta della Transizione 5.0 – deciso nel decreto fiscale e applicato retroattivamente alle imprese che avevano prenotato l’incentivo tra il 7 e il 27 novembre 2025 – ha scatenato una protesta senza precedenti nel mondo produttivo. La misura, che riduce al 35% il credito atteso da migliaia di aziende, è stata vissuta come un tradimento. Non solo perché colpisce investimenti già avviati, ma perché arriva dopo settimane in cui i ministri Giorgetti, Foti e Urso avevano garantito continuità e coperture. Per Confindustria, è la violazione di un patto. Per molti imprenditori, un colpo alla fiducia che regge l’intero sistema economico. A dirlo è Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico che avverte: «Così si spezza il patto con le imprese», chiamando le imprese stesse alla mobilitazione.

Industriali, il Veneto guida la protesta contro il governo: strappo sul decreto fiscale con tagli al credito d’imposta. «Patto di fiducia rotto»

Presidente Agrusti, qual è stato l’impatto del taglio alla Transizione 5.0 sul sistema produttivo?