L’uccisione di tre soldati indonesiani di Unifil nell’arco di poche ore, vittime del fuoco incrociato tra l’esercito israeliano e i miliziani di Hezbollah, ha riaperto il dibattito sulla necessità di rimettere mano alle regole d’ingaggio della missione delle Nazioni Unite. Un dibattito che diventa ancora più di attualità considerando lo scenario complessivo: il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiarito di aver ordinato all’esercito di «ampliare ulteriormente» una zona di sicurezza nel Paese dei Cedri, allo scopo di neutralizzare definitivamente la minaccia di invasione (da parte dei militanti di Hezbollah) e di tenere il fuoco dei missili anticarro lontano dal confine».

L’Italia, che dallo scorso 24 giugno ha il comando della missione, con il generale di divisione Diodato Abagnara - che ricopre il ruolo di Head of Mission e Force Commander - da tempo è in pressing affinché le Nazioni Unite si muovano quanto prima in quella direzione. La missione Onu (United Nations Interim Force in Lebanon), nel caso in cui non dovessero esserci novità nei prossimi mesi, e allo stato attuale non sembrerebbe, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2026, lasciando il 2027 come anno per lo smantellamento definitivo.