Il fronte del sud del Libano non accenna a raffreddarsi e sotto il fuoco incrociato delle forze armate israeliane e di Hezbollah finisce ancora una volta l'Unifil: un razzo ha colpito il quartier generale del contingente italiano.
Stavolta sono stati registrati solo lievi danni all'infrastruttura e nessun ferito, ma nei giorni scorsi l'escalation intorno alla Linea Blu aveva provocato la morte di tre caschi blu indonesiani. Provocando l'allarme delle cancellerie internazionali.
L'ennesimo incidente che ha coinvolto l'Unifil è avvenuto alla base di Shama, nel settore ovest in cui opera la missione Onu. Il ministro della Difesa Guido Crosetto si è messo in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comandante del Covi e con il Comandante del contingente italiano per ricevere aggiornamenti costanti sulla situazione e sulle condizioni del personale, che sarebbe rimasto incolume. Appena due settimane fa, il 16 marzo, gli stessi militari italiani di stanza a Shama avevano rischiato ancora, per i detriti di un razzo delle milizie sciite intercettato dai sistemi israeliani.
La situazione sul terreno è pessima, sullo sfondo della crescente spinta offensiva dell'Idf nel sud del Libano, dopo l'ordine di Netanyahu di ampliare la zona cuscinetto per blindare l'Alta Galilea dai raid dei combattenti del Partito di Dio. I Caschi blu italiani (1.300 unità in tutto il Paese) hanno rilevato che nell'ultima settimana sono stati superati i cento lanci quotidiani di razzi da parte di Hezbollah e i 300 dell'Idf, costringendo i militari a raggiungere i bunker quotidianamente. In queste condizioni la missione va avanti con i pattugliamenti per proteggere i civili e favorire l'accesso delle agenzie umanitarie, ma l'operatività viene per forza di cose limitata.










