Tre caschi blu morti in poche ore, attacchi che si moltiplicano, incursioni continue oltre la blue line e la risoluzione Onu '1701', sulla cessazione delle ostilità, mai così mal ridotta in vent'anni.
A portare sulle proprie spalle il peso della escalation tra Hezbollah e forze armate israeliane in Libano sono anche i 1.300 soldati italiani divisi tra allarmi, pattugliamenti e bunker. Ma il loro capo missione, che è anche il comandante di Unifil, non ha dubbi: "se l'Onu abbandonasse non si potrebbero svolgere attività fondamentali, dal supporto a civili e organizzazioni umanitarie fino al monitoraggio costante di quanto accade sulla blue line, la linea di confine. Perché oggi la presenza delle truppe delle Nazioni Unite è vitale per contribuire all'obiettivo della stabilità del Paese: purtroppo non si evita il conflitto, ma ci resta il compito di facilitare tra le parti una soluzione". Il generale Diodato Abagnara, capo missione e comandante Unifil, è consapevole che bisogna guardare avanti nonostante il momento: "Qui a Sud la situazione nell'ultimo periodo non è mai stata così intensa negli ultimi anni. Nell'ultima settimana ci sono stati molti combattimenti tra le milizie Hezbollah e le forze israeliane, il personale per ragioni di sicurezza raggiunge quotidianamente i bunker ove necessario per evitare effetti collaterali dovuti ad attacchi aerei, artiglieria e lanci di razzi tra Hezbollah e le Idf. Ma abbiamo la capacità di adattarci in sicurezza alla situazione riducendo ogni rischio per il personale. Nell'ultima settimana sono stati superati i cento lanci quotidiani di razzi da parte di Hezbollah e i 300 dell'Idf, secondo i dati riportati e lo scontro rimane limitato tra loro senza nessun coinvolgimento. Sono inoltre innumerevoli invece le traiettorie aeree ogni giorno, che comprendono passaggi di aerei, elicotteri, razzi e droni che sorvolano l'area come riportato dalle Nazioni Unite in violazione della risoluzione 1701".







