Avrebbero costretto la dipendente di un esercizio commerciale vicino al clan Zagaria a rinunciare ad una parte sostanziosa del risarcimento ricevuto in seguito a una vertenza avuta con il titolare dell'attività. E' uno degli episodi che emerge dall'indagine della Dda di Napoli e dei Carabinieri che ha portato all'arresto di 23 persone, tra cui i fratelli di Michele Zagaria, Carmine e Antonio, e il nipote Filippo Capaldo.
Clan Zagaria, sequestro da 40 milioni a Dubai e Tenerife. A Caserta complicità politici su appalti
di Dario Del Porto
30 Marzo 2026
In questo capo di imputazione compare in particolare Carmine Zagaria, che con l'indagato Alfonso Ottimo, titolare di fatto dell'esercizio, il Jolly Market di San Marcellino, avrebbe costretto la dipendente ad accettare 50mila euro invece della somma di 130mila riconosciutale dal Tribunale di Napoli Nord; gli altri 80mila euro sarebbero andati a Zagaria. La donna, hanno ricostruito gli investigatori dell'Arma, svolgeva la mansione di macellaia nel supermarket, e si era rivolta al giudice del lavoro per vedersi riconosciuta una giusta retribuzione, avendone percepita una mensile tra il 2013 e il 2019 sensibilmente più bassa rispetto ai minimi contrattuali.








