Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

1 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 17:52

Tra Dubai e Tenerife i soldi del clan dei Casalesi venivano reinvestiti e ripuliti in bar, ristoranti, attività di gestione immobiliare e di noleggio auto. A Tenerife ormai viveva da diversi anni Filippo Capaldo, nipote del sanguinario boss Michele Zagaria. Capaldo – tra i 23 arrestati del blitz di lunedì scorso – aveva trovato rifugio lì dopo la condanna come elemento apicale del clan e dopo la scarcerazione.

Si stava reinventando una vita, mantenendo i collegamenti col casertano, dove aveva piazzato una parte delle sue risorse nella Isvec srl, una società operante nel ramo rifiuti urbani. Il suo agente sul territorio era Franco Lombardi, intermediario dei rapporti con la politica e le amministrazioni locali. C’è un mondo di intrecci e di affari nelle investigazioni dei carabinieri di Caserta e della Dda di Napoli – procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Michele Del Prete – riassunte in circa 600 pagine dal giudice per le indagini preliminari Fabio Provvisier. L’ordinanza descrive un clan in buona salute economica. Capace di triangolare investimenti dalle più svariate località e in diversi settori produttivi.