La settimana scorsa, nel pieno della crisi energetica innescata dalla guerra all’Iran, Roma e Madrid sono sembrate capitali collocate su latitudini completamente diverse. Non dal punto di vista geografico (sono separate da poche frazioni di grado), ma su quello politico, economico e, appunto, energetico. Mentre la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni volava in Algeria per trattare l’acquisto di altro gas naturale, il premio spagnolo Pedro Sanchez rivendicava che grazie alle rinnovabili il suo Paese ha un prezzo dell’elettricità assai più basso dell’Italia: “Sabato scorso noi abbiamo pagato 14 euro al MWh, l’Italia 100”. E allora cosa vale la pena chiedersi se è davvero così ed eventualmente cosa ha portato a questa divaricazione tra le scelte di due nazioni europee che spesso in passato hanno marciato su binari paralleli. Rivolgiamo gli interrogativi sulle differenze nelle politiche energetiche di Roma e Madrid a Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica (Free).
Ingegner Piattelli cominciamo dalla differenza di prezzo dell’elettricità: è davvero 14 a 100 come dice Sanchez?
“Il premier spagnolo ha preso come esempio un sabato, che non è un giorno molto significativo, visto che i consumi sono più bassi che nel resto della settimana. Ma se si vanno a fare le medie su più giorni si constata che comunque gli spagnoli pagano l’elettricità dal 30 al 40% in meno di quanto la pagano gli italiani”.









