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1 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 7:58

La forte dipendenza dal gas naturale dell’Italia pesa due volte sulla bolletta elettrica. E, insieme alla componente fiscale (leggi l’approfondimento), l’appesantisce rispetto a quelle di altri Paesi europei, Spagna in primis. Un divario che espone l’Italia anche in tempi ‘di pace’. Perché è vero che il gas, quasi interamente importato dall’estero, rende il prezzo finale dell’energia molto sensibile alle oscillazioni del mercato, in periodi di incertezza geopolitica. L’altro fardello, però, l’Italia se lo porta sempre dietro (a prescindere dai conflitti nel mondo o dalle minacce commerciali) e riguarda il mix energetico e la formazione del Prezzo unico nazionale, ossia il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica acquistata sulla borsa elettrica italiana (Ipex). Nei paesi europei, il Pun si forma attraverso il meccanismo del ‘Sistema del prezzo marginale’. In soldoni: il prezzo pagato ai produttori è legato all’ultima fonte di energia necessaria a coprire la domanda (sovente il carbone o il gas, in Italia il secondo). Quindi le più costose, che fissano il prezzo di mercato.

A stabilire il Prezzo unico nazionale è il Gestore dei mercati energetici (Gme), che si trova esattamente tra l’offerta – rappresentata dai produttori di energia elettrica (da solare, eolico, idroelettrico, gas, petrolio e carbone) – e domanda, ossia i consumatori di questa energia. Funziona così: il gestore raccoglie l’energia che serve al Paese dai produttori che, ogni giorno, fanno le loro offerte sul cosiddetto Mercato del giorno prima e le raccoglie, iniziando da quelli che hanno dichiarato il prezzo più basso (ossia i produttori di energie rinnovabili). Poi passa a quelli che hanno dichiarato il prezzo più alto, ma la cui energia sarà necessaria a coprire completamente il fabbisogno nazionale. Tra questi, spesso ci sono i produttori di energia dalle centrali a gas: devono acquistare la materia prima al prezzo del mercato corrente e questo influisce sui costi di produzione. Ed è qui che entra in gioco il ‘prezzo marginale’.