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Ultimo aggiornamento: 12:07

La risposta della Spagna alla crisi energetica è un pacchetto molto più ampio e strutturato rispetto all’intervento italiano sulle accise e gli sconti all’autotrasporto. Il governo guidato da Pedro Sánchez ha approvato venerdì un piano da 5 miliardi di euro, articolato in 80 misure, con l’obiettivo di contenere l’impatto dell’impennata dei prezzi dell’energia legata alla guerra in Medio Oriente.

Secondo il premier socialista, si tratta del “maggiore scudo sociale ed economico dispiegato nell’Ue”, destinato a sostenere direttamente 20 milioni di famiglie e 3 milioni di imprese. Il piano combina interventi immediati – come il taglio dell’Iva e delle accise su elettricità e carburanti e sconti in bolletta per i più vulnerabili – con misure strutturali, tra cui incentivi all’elettrificazione e agli investimenti nelle rinnovabili.

Al centro della strategia c’è il “modello spagnolo” che punta sulla transizione energetica. Sanchez ha rivendicato che, grazie alla forte penetrazione delle rinnovabili, il prezzo del gas incide sul costo dell’elettricità solo per il 15% in Spagna, contro il 90% in Italia e il 40% in Germania. Un divario che si riflette direttamente sui prezzi: lo scorso sabato, ha sottolineato, l’elettricità in Spagna costava 14 euro per MWh, mentre in Italia, Germania e Francia superava i 100 euro. Una linea vincente da cui il Paese non intende discostarsi: nessuna retromarcia sull’agenda verde, confermata anche dal rifiuto di modifiche pesanti al sistema di scambio delle quote di emissione Ets, di cui l’Italia chiedeva invece la sospensione.