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L'energia porta i rincari al 2,5%, ma Roma li contiene all'1,5%. Battuta anche la Spagna di Sánchez
L'ondata del prezzo dei carburanti si è abbattuta su tutta Europa. Il dato generale diffuso ieri da Eurostat restituisce un'inflazione balzata al +2,5% tra i 20 paesi dell'Eurozona, un numero da circolo rosso perché con ogni probabilità farà scattare le antenne alla Banca centrale europea. L'ancestrale timore teutonico per la crescita dei prezzi scatenerà un pressing per alzare i tassi d'interesse, ma del resto a Berlino i rincari sono stati più pesanti che altrove: a marzo, il tasso d'inflazione annuale si è attestato al +2,8%. E la Spagna di Pedro Sánchez, ormai nuovo paladino del mondo progressista al punto da scatenare un applauso a ogni sillaba pronunciata? Lì i rincari si sono attestati al 3,3%, più della media e al livello più alto tra i Paesi con le economie più sviluppate. La tanto vituperata Italia, almeno nella primo mese dopo lo scoppio della guerra in Iran, è una di quelle che si sta difendendo meglio: il tasso d'inflazione su anno secondo il dato Istat diffuso ieri si è attestato al +1,7% (ma la stima preliminare di Eurostat è più bassa all'1,5%), in netta ripresa dall'1% di gennaio. Ma comunque un livello finora contenuto, inferiore anche al dato francese che si è attestato al +1,9%. Un dato, quello del nostro Paese, spinto come in tutta Europa dalle conseguenze inevitabili della guerra in Medio Oriente, in parte compensato dalle componenti del tempo libero e degli alloggi che rifiatano dopo il periodo delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Sta di fatto che per il momento andiamo meglio degli altri.






