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Quando il Covid ha spezzato le catene globali dell'offerta e la guerra in Ucraina ha riacceso il costo dell'energia, l'inflazione è tornata con una violenza che l'Europa non vedeva da tempo
Per oltre quindici anni l'Occidente ha vissuto dentro una gigantesca anomalia monetaria, scambiandola per normalità. Tassi azzerati, liquidità abbondante, debito a costo quasi nullo e banche centrali trasformate nei grandi stabilizzatori permanenti dell'economia hanno alimentato l'illusione che il denaro non avesse più un prezzo reale. Dopo la crisi del 2008 e, successivamente, durante la pandemia, il mondo ha scelto di anestetizzare il rischio attraverso politiche monetarie ultraespansive che hanno sostenuto consumi, mercati finanziari e debiti pubblici. Ma quell'equilibrio si reggeva su una condizione essenziale: inflazione bassa ed energia relativamente stabile. Quando il Covid ha spezzato le catene globali dell'offerta e la guerra in Ucraina ha riacceso il costo dell'energia, l'inflazione è tornata con una violenza che l'Europa non vedeva da tempo. A quel punto la lunga stagione del denaro quasi gratis è finita bruscamente. La Bce è stata costretta a rialzare i tassi con una rapidità senza precedenti per evitare che la spirale inflazionistica si consolidasse. Oggi, mentre la crisi mediorientale e il rischio Iran riportano tensione sui mercati energetici, il mondo si trova davanti a una nuova fragilità: crescita debole, costo del capitale più alto e inflazione che può riaccendersi in qualsiasi momento.






