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Petrolio e gas in rialzo, carburanti più cari e il timore di un nuovo aumento della spesa energetica. La crisi iraniana torna a far sentire i suoi effetti anche lontano dal fronte
La guerra torna a bussare alla porta dell’economia quotidiana, e questa volta lo fa attraverso la voce di spesa più sensibile per milioni di famiglie: l’energia. Mentre il conflitto in Iran spinge verso l’alto petrolio e gas, in Italia prende forma il timore di un nuovo rialzo delle bollette, destinato a pesare sui bilanci domestici e sui costi delle imprese. Non siamo davanti, almeno per ora, a uno shock generalizzato su tutte le materie prime, ma il fronte energetico si conferma il primo a scaricare le tensioni internazionali sui consumatori, trasformando una crisi geopolitica lontana in un conto sempre più concreto da pagare ogni mese. Ecco tutto ciò che c’è da sapere.
Molte materie prime, almeno per ora, non stanno reagendo con la violenza che ci si sarebbe potuti aspettare in una fase di così forte instabilità internazionale. Diversi metalli industriali hanno anzi segnato leggere flessioni, un segnale che lascia intuire come mercati globali e catene di fornitura stiano ancora reggendo all’impatto della crisi senza scivolare in una dinamica diffusa di tensione sui prezzi. Secondo l’analisi richiamata dalla Cgia, a distinguersi in controtendenza è soprattutto il comparto dei combustibili fossili, tradizionalmente più esposto agli scossoni geopolitici che attraversano il Medio Oriente. È infatti su petrolio e gas che si concentra la pressione maggiore, con rialzi netti che confermano ancora una volta quanto il settore energetico resti il più sensibile quando l’instabilità investe un’area cruciale per gli equilibri mondiali.






