In Italia le artoteche sono un fenomeno di nicchia, quasi carsico. Non fanno rumore, eppure da anni lavorano in profondità, intercettando un bisogno crescente: vivere l’arte fuori dai luoghi preposti alla sua fruizione come musei, case d’asta, gallerie. Svincolandosi anche dalla soglia simbolica dell’acquisto, entrano nelle case e nella quotidianità delle persone. Soprattutto nel nord Italia il modello sta lentamente trovando nuove forme e pubblici, tra biblioteche che si reinventano e territori che sperimentano politiche culturali nate dal basso.
Oggi le artoteche attive in Italia si contano sulle dita di una mano: sono cinque, ma diventano otto a seconda di come si definisce il modello.
Accanto al caso ormai consolidato di Artoteca di Cavriago, esiste la rete dell’Artoteca Alto Adige, l’unica esperienza davvero strutturata e diffusa sul territorio nazionale. A queste si aggiungono realtà più recenti o sperimentali come l’Artoteca di Spino d’Adda (Cremona), inaugurata nel 2024 e dedicata ai libri d’artista, la Di-Se di Domodossola, e alcune esperienze storiche ma discontinue come le artoteche di Gallarate e quella di Pistoia.
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