Un ologramma di Persefone che prende vita davanti a una classe di studenti. Non è fantascienza, ma è quel che accade durante le attività di Archeodisability, il progetto divulgativo, nato a Brindisi, fondato dalla dottoressa Nazarena Savino. Il punto di partenza è una constatazione scomoda: musei, siti archeologici e spazi espositivi sono ancora pensati per un visitatore medio, che con tanti ragazzi con autismo o sindrome di Down ha poco a che fare. Ambienti spesso sovraccarichi di stimoli visivi, linguaggi didattici rigidi, percorsi poco flessibili. Il risultato è che una fetta importante della popolazione resta di fatto esclusa dalla fruizione di quello che dovrebbe essere patrimonio collettivo.

Archeodisability lavora esattamente su questo spazio. L'approccio mette al centro il corpo prima ancora della mente: mostre sensoriali, lampade immersive, proiettori, tecnologie digitali che trasformano la fruizione del patrimonio storico e artistico in un'esperienza concreta, tattile, multisensoriale. “L'apprendimento passa dal fare e dal sentire - spiega Savino - I benefici li capiamo quando un bambino ci dice che la cultura è davvero accessibile a tutti”.

Fra le iniziative più recenti spicca il lavoro attorno al Mam — Museo archeologico e dei Messapi "Demetra e Persefone" di Oria — e proprio l'ologramma della dea del mito ha rappresentato uno degli esperimenti più riusciti: un modo per portare l'archeologia dentro la percezione di ragazzi che faticano con i canali di comunicazione tradizionali.