Vecchi giocattoli, palline di Natale, lattine accartocciate, cartelli di affittasi, libri, magliette e stracci, e poi guanti da lavoro, salvagente, vinili, biciclette arrugginite, scarpe, scontrini, pacchetti di sigarette ormai vuoti: pezzi di vita da reinterpretare, alla luce di una nuova, possibile storia da raccontare.

Si ha l'impressione di entrare in un vero e proprio atelier d'artista, traboccante di objets trouvés tutti da 'rileggere', mentre si varca la soglia della splendida Loggia dei Vini a Villa Borghese, dove dal 26 maggio prende il via la nuova fase del progetto Lavinia, il programma d'arte contemporanea triennale a cura di Salvatore Lacagnina, pensato per dialogare in parallelo con il restauro della celebre loggia seicentesca.

Il progetto, realizzato da Ghella e promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali del Comune di Roma, vede adesso protagonisti gli artisti Daniel Knorr e Johanna Grawunder che, in seguito al ripristino di muri, intonaco e copertura del padiglione, propongono i propri interventi site-specific, visitabili, dopo l'apertura straordinaria prevista il 27 e 28 maggio, dal giovedì alla domenica. I due artisti - che arrivano alla Loggia dei Vini dopo Ross Birrell & David Harding, Enzo Cucchi, Piero Golia, Gianni Politi e Monika Sosnowska, le cui opere ancora adesso ancora visibili avevano accompagnato la precedente fase di restauro sulla volta interna, l'affresco centrale e i pilastri della loggia - presentano la loro lettura di un luogo forse poco conosciuto ma ricchissimo di storia (nella loggia, realizzata tra il 1609 e il 1618 per volere di Scipione Borghese venivano serviti vini e sorbetti, banchetti memorabili al riparo da sguardi indiscreti, con tanto di petali di fiore fatti cadere sopra gli invitati e bevande tenute fresche da un sistema di refrigerio con acqua corrente), immaginando un nuovo dialogo, più attuale, con la cittadinanza.