Per anni è stato considerato un abbinamento impossibile, quasi un’eresia. Il cioccolato – e a maggior ragione l’uovo di Pasqua – nelle scuole di sommelierie veniva relegato fuori dal perimetro del vino: troppo grasso, troppo dolce, troppo persistente. Al massimo si parlava di acqua o, per i più trasgressivi, di un Pedro Ximénez.
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Oggi, però, qualcosa è cambiato. Le maglie del pairing si sono allargate, l’approccio si è fatto meno dogmatico e più curioso. Il vino con il cioccolato non solo è stato sdoganato, ma è diventato terreno di sperimentazione, dove contano audacia, equilibrio e – sempre più – legame con il territorio. Così, tra fondente, gianduia, nocciola e nuove lavorazioni, anche l’uovo di Pasqua entra nel gioco degli abbinamenti.
Dal Piemonte arrivano alcune delle interpretazioni più interessanti, tra Langhe, Monferrato, Gavi e Colli Tortonesi.
Attinge alla tradizione Raffaella Bologna dalla storica azienda Braida a Rocchetta Tanaro (Asti): «Nessun dubbio: con l'uovo di cioccolato di Pasqua, stappiamo un Braida Brachetto d’Acqui Docg, servito fresco (8-12 gradi). Meglio se l’uovo è classico al latte, gianduia piemontese o con delle praline». Una scelta rassicurante, che gioca su aromaticità e dolcezza, senza rischi.












