L'attrazione e lo sviluppo dei talenti sono cruciali per noi e per la crescita di tutto il settore farmaceutico: con la nostra academy a Roma, anche in collaborazione con università e centri di ricerca internazionale, cerchiamo di formare le competenze del futuro che servono all’industria». Sergio Marullo di Condojanni è l’amministratore delegato di Angelini Industries, una delle principali aziende farmaceutiche italiane, attiva nella ricerca biomedica e nello sviluppo di farmaci.

Roma si conferma un polo farmaceutico d’eccellenza. Quali sono i driver che rendono competitivo l’ecosistema romano e italiano e quali opportunità si aprono per il farmaco made in Italy con i nuovi accordi commerciali come quello tra Ue e Mercosur?

«La leadership italiana nel farmaceutico non è un traguardo statico, ma il risultato di un ecosistema che ha saputo coniugare l’altissima qualità della ricerca con una capacità industriale flessibile. I driver della competitività risiedono nella specializzazione dei poli produttivi e nella capacità di attrarre investimenti in ricerca e sviluppo, nonostante un contesto europeo frammentato. Il Lazio è emblematico: nel 2024 l’export farmaceutico regionale era circa 14 miliardi, pari al 44,3% dell’export totale (31,6 miliardi). Nel 2025 abbiamo superato i 15 miliardi, portando la quota farmaceutica al 50% del totale regionale. Oggi un euro su due dell’export di Roma e del Lazio è farmaceutico. L’apertura verso nuove geografie e accordi come il Mercosur rappresenta una frontiera strategica. Per competere su scala globale è importante rafforzare la capacità di scalare le tecnologie breakthrough, valutando anche strumenti come lo European Competitive Fund. La sovranità sanitaria europea si rafforza garantendo che il valore generato dai nostri hub trovi sbocchi commerciali protetti a livello internazionale».