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Dopo la crisi nello Stretto di Hormuz, l’ingresso diretto degli Houthi riapre il rischio su Bab el-Mandeb: energia, commercio e sicurezza marittima sotto pressione mentre il conflitto si allarga su scala regionale
L’ingresso diretto degli Houthi nel conflitto segna un salto di qualità nella crisi mediorientale. Il movimento yemenita filo-iraniano ha rivendicato il primo attacco contro Israele dall’inizio della guerra scoppiata il 28 febbraio tra Israele, Stati Uniti e Iran; Israele ha riferito di aver intercettato il missile lanciato dallo Yemen. Il punto politico e strategico, però, va oltre l’episodio militare: con gli Houthi che tornano a muoversi in prima persona, la guerra rischia di saldare due strozzature marittime decisive, lo stretto di Hormuz già sotto pressione e Bab el-Mandeb, porta del Mar Rosso, già colpito per oltre due anni dalla campagna contro il traffico commerciale.
Per gli analisti del commercio globale, il nodo è qui: il ritorno operativo degli Houthi riapre immediatamente il rischio. Il gruppo ha già dimostrato di saper minacciare le rotte del Mar Rosso e che il suo coinvolgimento allarga una guerra che sta già colpendo energia, inflazione e logistica mondiale. In parallelo, l’esperienza degli ultimi mesi mostra che le missioni occidentali non sono riuscite a normalizzare davvero il traffico nel Mar Rosso: il corridoio resta vulnerabile, e proprio questa fragilità rende più credibile lo scenario di un secondo choke point destabilizzato mentre Hormuz è ancora al centro della crisi.






