Il referendum sulla giustizia è archiviato, ma il ministro della Difesa, Guido Crosetto, torna sul tema della riforma, auspicando un tavolo di confronto al di là di ogni appartenenza. Perché il tema non può essere dimenticato. "Avere un giudice (e un pm) che agiscano con terzietà ed imparzialità nello svolgimento del proprio lavoro non è una pretesa assurda ma un diritto costituzionale di ogni cittadino: siamo e dovremmo essere uguali di fronte alla Legge - scrive su X -. Lo siamo? Non mi pare, da ciò che abbiamo visto negli ultimi decenni. Il pm ad esempio ha il dovere di svolgere un'indagine cercando elementi contro ed a favore della persona indagata e se un magistrato svolge il suo lavoro o usa i propri poteri con pregiudizio e parzialità, distrugge il presupposto costituzionale su cui si fondano gli enormi poteri che consentono alla magistratura di sospendere momentaneamente anche alcuni diritti costituzionali individuali. Un magistrato che auspica la morte dei colleghi che hanno liberamente votato sì o che attacca o irride un presidente del Consiglio in carica (che può chiamarsi Meloni o Renzi o Draghi o Gentiloni o Conte) nell'aula di un tribunale e cioè nel luogo dove dovrebbe esistere solo la giustizia, quella senza colori, senza pregiudizi, sopra ogni parte, come può essere considerato terzo, come può offrire garanzie di essere super partes? E la sua azione a che principi si ispirerà? La contrapposizione politica? La volontà di combattere l'esecutivo del momento, se non gli aggrada, sia esso comunale, regionale o nazionale? Questo tema non può essere trattato con un coro da stadio o un elemento di tifo o di militanza politica perché riguarda un potere che non deve essere e nemmeno deve apparire di parte. Archiviato il referendum questo tema non può essere dimenticato o sotterrato. Se non lo si affronta allora si che si calpesta la Costituzione e si ferisce la democrazia. Come accade da anni".