Sai che c’è? Provo rabbia per quel che succede nel mondo, o meglio mi fanno credere che succeda, e vado a sfogarmi scassando un po’ di vetrine e a fare a botte coi poliziotti. Sembra incredibile, ma gli attivisti pro Pal interrogati ieri per gli scontri del 22 settembre 2025 alla Stazione Centrale di Milano hanno così giustificato davanti alla gip Giulia D’Antoni il loro comportamento e i ripetuti atti di vandalismo per cui sono indagati. In quell’occasione, sotto lo slogan “Blocchiamo tutto”, 15.000 giovani si sono mossi in corteo per le vie milanesi in solidarietà con il popolo palestinese e con la Global Sumud Flotilla. Molti di loro, arrivati in stazione, hanno dato vita a quelle che la giudice nell’ordinanza di fermo non ha esitato a descrivere come scene di «vera guerriglia» con «violenza e ribellione» contro la «polizia».
Sono tante le linee di lettura di questa sorprendente affermazione, fatta volontariamente non essendosi gli imputati avvalsi della facoltà di non rispondere. Prima di tutto va sottolineata la totale mancanza di spirito critico da parte di questi giovani, che non esitano a parlare di “genocidio” senza approfondire e fidandosi ciecamente delle veline fatte passare dagli uffici stampa di Hamas. Senza contare che l’indignazione è a senso unico, selettiva, pronta a scattare quando c’è di mezzo Israele o gli odiati Stati Uniti di Donald Trump ma assolutamente silente quanto gli eccidi e i “genocidi” li compiono regimi, come quello iraniano, veramente liberticidi e criminali. Il secondo elemento da considerare è il desiderio che questi delinquenti in erba hanno di essere compresi, giustificati, capiti.







