Protesta permanente. Non scomodiamo per i manifestanti di questi giorni il concetto di rivoluzione permanente caro a Marx, Trotsky e Lenin, ma questo è il sentimento che i rivoltosi, quasi mai rivoluzionari, stanno cercando di portare nelle piazze d’Italia seguendo la scia del dibattito su Gaza. Attraverso queste colonne, ieri, vi abbiamo dato conto di quanto successo a Bologna il 7 ottobre in occasione del secondo anniversario del massacro compiuto da Hamas in Israele. Corteo vietato dalla questura felsinea, ma nonostante le indicazioni i dimostranti pro-Pal sono scesi in strada ugualmente per radunarsi in piazza del Nettuno.

Il tutto è stato documentato e fomentato, nelle ore precedenti, dalle pagine social dei Giovani Palestinesi Italia (GPI) con toni che sono tutto meno che concilianti. «Gloria ai martiri» e l’indicazione di come, attraverso un lungo post su Instagram, «il 7 ottobre non può essere definito un atto “terroristico” né dal punto di vista politico, né da quello storico, né tantomeno giuridico - anche perché, come ci insegna lo stesso Governo Meloni, il diritto “vale comunque fino a un certo punto”». Quindi sono andate in onda le scene che conosciamo. Grida, cori, ma soprattutto insulti a 360°. Prima la polizia ha intimato di sgomberare la piazza, ribadendo la non autorizzazione della manifestazione, poi le cariche, gli idranti e la solita litania. Puntualmente l’intento di portare acqua al mulino di Gaza e alla condizione dei palestinesi miseramente scema via.