L'agguato in diretta social è una scelta da 'real tv:' attraverso i social si certifica tutto, compresa la propria esistenza, è come dire al mondo 'io esisto'.
Pedagogisti e psicologi parlano di 'bolla virtuale' nella quale sono incastrati i giovani ed è questa la lettura che danno dell'aggressione ad una docente avvenuta ieri in provincia di Bergamo e filmata dallo stesso autore del gesto, di soli 13 anni, che aveva anticipato tutto in un lungo post su Telegram.
"Leggendo quel che ha scritto si comprende che questo giovanissimo ha alle spalle una storia lunga di frustrazione e una percezione di isolamento e di abbandono che sente prima da parte del padre, poi anche dei compagni e degli insegnanti. Già il fatto di postare sui social una lettera intitolata 'la soluzione finale' dice molto", ragiona parlando con l'ANSA il pedagogista Cesare Rivoltella per il quale l'episodio ripropone "una generazione caratterizzata da grandissima fragilità, una enorme sofferenza che non è facile da addebitare a cause precise: questi ragazzi chiedono che noi ci prendiamo cura di loro, hanno un bisogno enorme di attenzione; siamo una società adulta che attenzione non sa più dare: i primi responsabili siamo noi, presi dalla fretta, dalla velocità, dalle mille occupazioni. L'educazione richiede tempo e attenzione certo non metal detector e misure punitive".














