Sanzioni e responsabilizzazione dei genitori possono limitare la diffusione dei coltelli tra gli adolescenti, ma servono anche regole contro la dittatura dell'algoritmo dei social network e del web che diffondono veleni tra i ragazzini. L'analisi è del ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, a pochi giorni dall'aggressione ai danni di un'insegnante da parte di un tredicenne che ha trasmesso in diretta su Telegram la sua azione.
Ministro, in rete si stanno formando dei gruppi a sostegno del ragazzino che ha accoltellato l'insegnante di francese in provincia di Bergamo. Teme l'effetto emulazione?
«Purtroppo questo tipo di fenomeno è conosciuto, anche in psicologia. Bisogna intervenire vietando i social ai minori di 15 anni. Penso che sia inevitabile. Questo crimine è nato proprio in rete, spinto dai social».
Perché i coltelli sono così diffusi tra i ragazzini delle scuole medie?
«Innanzitutto per gli esempi che trovano sui social. I ragazzini vivono in una comunità virtuale e gli esempi negativi sono sempre più martellanti e attrattivi. Pensi alle sfide sui social. E gli algoritmi alla base di queste piattaforme stimolano l'aggressività perché ripropongono e alimentano un certo tipo di contenuti: lo hanno dimostrato diversi studi, in tutto il mondo. In questi giorni, negli Stati Uniti, alcune grandi compagnie proprietarie delle piattaforme sono state condannate per avere creato dipendenza e non avere garantito la sicurezza dei minori».














