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26 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:58
“Il Decreto Sicurezza entrato in vigore da fine febbraio non serve perché per un adolescente non è un deterrente. Non c’è un’esplosione della violenza ma della sofferenza dei nostri ragazzi”. Dopo l’ennesimo brutale episodio registrato a Trescore Balneario dove un tredicenne ha accoltellato una professoressa 57enne, dal pedagogista al cappellano del carcere minorile al magistrato e all’avvocato esperto di legislazione scolastica la voce è unica: la repressione evocata in queste ore dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che chiede di “approvare rapidamente le norme contro la criminalità giovanile” non è sufficiente a contrastare il fenomeno dell’uso delle armi bianche. E’ necessario mettere in campo altro. Per Daniele Novara, pedagogista, fondatore del centro psicopedagogico per la gestione dei conflitti, la scuola deve adoperare strumenti che sappiano gestire i litigi per “trasformare Pinocchio in un bambino”. A sentire l’ex magistrato Vittorio Teresi che da anni incontra i giovani nelle scuole va vietato il cellulare fino a 14 anni. Don Domenico Cambareri, cappellano al carcere minorile del “Pratello” a Bologna chiede che gli adolescenti vengano ascoltati di più e l’avvocato Domenico Naso che da trent’anni si occupa di scuola è convinto che sia necessario cambiare il sistema di reclutamento del personale docente. Tutti hanno comunque una preoccupazione: l’emulazione. Parlarne troppo, puntare i riflettori sulla punizione pare – a detta degli esperti – essere controproducente.














