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12 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:04

Con il decreto legge sulla sicurezza approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri sono state introdotte pene più severe anche per le aggressioni ai docenti. Un’iniziativa che divide il mondo di chi dovrà fare i conti con la nuova norma: se l’Associazione nazionale presidi canta vittoria, dall’altra parte chi rappresenta il mondo dei genitori teme una forma di “carcerizzazione” del conflitto scolastico se non affiancata da politiche educative e preventive. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ci aveva già provato qualche mese fa, con un disegno di legge rimasto insabbiato in Parlamento. Ora le norme entrano nel pacchetto sicurezza. L’arresto in flagranza differita, che consente di procedere entro le 48 ore dal fatto sulla base di documentazione video-fotografica certa, viene esteso anche ai reati di lesioni, violenza o resistenza commessi ai danni del personale scolastico.

Per le lesioni la pena prevista è la reclusione da due a cinque anni, aggravata, in caso di lesioni gravi o gravissime, rispettivamente da quattro a dieci anni e da otto a sedici anni. Un provvedimento che preoccupa Claudia Di Pasquale, presidente dell’Associazione genitori: “Speriamo che queste misure rappresentino un rafforzamento della tutela del personale scolastico, riconoscendo la gravità di episodi di violenza all’interno delle istituzioni educative e dal punto di vista deterrente ci auguriamo che pene più severe possano scoraggiare comportamenti aggressivi. Tuttavia, la sola repressione non basta! Affinché la normativa sia efficace, dovrebbe essere accompagnata da interventi di prevenzione, mediazione e supporto psicologico, in modo da affrontare anche i problemi alla radice legati al disagio giovanile o ai conflitti scolastici”.