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28 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:03
Ascolto. Dialogo costante con le famiglie. Psicologi per gli insegnanti e per gli alunni. Docenti formati per fare da educatori di strada nelle classi dove si manifesta un disagio. Campagne informative sulle norme con l’aiuto delle forze dell’ordine ma anche regolamenti d’istituto veramente condivisi. È questa la “ricetta” che alcuni tra i presidi più “virtuosi” d’Italia mettono in campo per affrontare la questione del disagio giovanile prima che si arrivi a episodi come quello di Trescore Balneario dove un ragazzino italiano di 13 anni ha accoltellato la professoressa 57enne di francese. Nessuno dei dirigenti scolastici che abbiamo sentito pretende di avere la bacchetta magica, ma tutti sono persuasi che non serva assolutamente perquisire, punire, controllare. Inutili anche i protocolli spesso imposti dagli uffici scolastici territoriali, dove siedono topi d’ufficio che non entrano da tempo in un’aula.
Chi sta ogni giorno tra i ragazzi in zone difficili del Paese è stato costretto in questi anni a mettersi in discussione e i risultati non sono cambiati: “Dopo il Covid – ci racconta la preside Vania Lato, a capo dell’istituto comprensivo “Vico De Carolis” a Taranto – abbiamo mantenuto la presenza dello psicologo. Grazie ad alcuni progetti abbiamo a disposizione un pacchetto di ore e molti insegnanti chiedono consulenza per affrontare i problemi che nascono in classe. Inoltre, in questi anni uno dei nostri docenti è stato formato per intervenire “a chiamata” qualora si presentino delle situazioni di disagio o difficoltà in un gruppo. È una sorta di educativa di strada fatta tra i corridoi della nostra scuola”.










