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26 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:32
Mio caro lettore, se uno si fermasse a osservare il panorama globale di questo marzo 2026 con l’occhio di chi spera in una placida tazza di tè in giardino, temo che rimarrebbe assai deluso. Il mondo si trova in un predicamento piuttosto spinoso. Non si tratta della solita scaramuccia passeggera, ma di una transizione globale complessa, che non tollera eccezioni: perciò la guerra in Medio Oriente continuerà fino a una qualche forma di sottomissione dell’Iran. Per l’economia mondiale, ciò implica uno “shock d’offerta” prolungato, una faccenda che somiglia molto più a un colpo di bastone tra le ruote che a una semplice fiammata dei prezzi.
La letteratura sugli shock petroliferi ci ricorda che i grandi rincari del greggio sono quasi sempre i messaggeri di sventure economiche. Hamilton (1983, 2009) ha stabilito un “fatto stilizzato”: quasi ogni recessione americana del dopoguerra è stata preceduta da un balzo del prezzo del barile. Kilian (2008) ha affinato il concetto, distinguendo tra i capricci della domanda e i veri e propri schiaffi dell’offerta. Questi ultimi, specie se legati a interruzioni fisiche, sono i più propriamente recessivi. Per darvi un’idea della gravità della situazione, il modello del “net oil price increase” di Kilian mostra che tali shock decurtarono il PIL statunitense di ben 5 punti percentuali durante la crisi finanziaria del 2007-09.







