Servono i gol. Semplice. Per intenderci e farci intendere anche dai nord irlandesi: Goals win games. È un modo di dire in lingua anglosassone che lascia intendere come a prescindere dagli schemi, da chi gioca e dal modo di giocare, sono i gol che fanno la differenza. E questa sera ancora di più. Il mondiale negli Usa chiama, tocca a noi rispondere. E gol chiama attaccanti.
Per una volta, dopo esser stati per qualche anno a piangerci addosso sulla penuria di centravanti, Gattuso può addirittura scegliere. Retegui, Esposito e Kean (con Scamacca purtroppo infortunato) non saranno Vieri, Inzaghi e Montella del 2002 o Toni, Gilardino e Inzaghi del 2006, ma nel panorama offensivo europeo è un trio di tutto rispetto.
Ieri il ct, almeno sul piano dialettico, ha mischiato le carte ma la sensazione è che questa sera a Bergamo con Retegui sicuro del posto, vicino possa giocargli Kean. Sì, il centravanti che tutti volevano la scorsa estate, quello che segnava a raffica qualunque fosse l'avversario di turno. L'imperfetto non è però utilizzato a caso. Moise è la fotografia della crisi della Fiorentina, appena un gol nell'ultimo mese in viola (il 23 febbraio al Pisa) e un bottino complessivo che soltanto aggrappandosi alle presenze in Conference e in Coppa Italia arriva alla doppia cifra (10). Ma per una sera il passato recente non conta. Gattuso punta su Kean, sulla voglia di rivalsa, sulla capacità di fare la differenza nei momenti che contano. E anche sulla facilità, lui che sembra un lupo solitario, a giocare vicino a Retegui.












