Quello che non si è visto, si è sentito. E i rumori, a volte, possono raccontare più delle immagini. Possono aiutare a ricostruire una scena in maniera determinante. È a un punto nodale l’inchiesta sulla morte del neonato di cinque mesi di Pessione di Chieri. E forse la svolta al caso, ancora indecifrabile, arriverà proprio dai suoni. Da quelli registrati dal sistema antifurto della villetta il sabato mattina della tragedia. Era il 21 febbraio. Saranno i Ris di Parma ad analizzare ogni traccia sonora di ciò che è successo. A raccogliere i pezzi del puzzle. Lo faranno costruendo i mattoni - e poi redigendo - una perizia fonica. Un lavoro complesso e delicato, iniziato nelle scorse ore. Un lavoro innovativo. I militari del Reparto investigazioni scientifiche sono entrati nella casetta a schiera con i colleghi del nucleo provinciale di Torino e i carabinieri di Chieri. Insieme hanno lavorato per ore.
Non ci sono testimoni Il punto di partenza, che rende questa inchiesta difficile, è che non ci sono testimoni oculari. L’unica indagata, per omicidio volontario, è la madre del piccolo. L’unico altro presente al momento del fatto, è il fratellino della vittima. Un bambino di cinque anni affidato, temporaneamente, dal tribunale dei minorenni ai nonni. Per capire se il neonato è caduto dalle scale o se invece possa essere stato lanciato – ipotesi non verificata ma al vaglio della pm Alessandra Provazza - occorre ricostruire ogni dettaglio di una scena che non ha testimoni. Per farlo diventano fondamentali le immagini e i suoni registrati dal sistema antifurto, con telecamere, installato all’interno della casa.






