VENEZIA - Alla vigilia della maratona contabile, l’ordine di scuderia del governatore Alberto Stefani era stato perentorio: «Niente emendamenti di maggioranza, soltanto ordini del giorno». Solo che i consiglieri del centrodestra hanno provato a presentarne una cinquantina già a corredo del Documento di economia e finanza regionale, ma se li sono visti dichiarare tutti inammissibili sul piano tecnico, sicché è dovuta intervenire la Giunta assorbendo le proposte con un maxi-emendamento piuttosto irrituale nella liturgia di Palazzo Ferro Fini. Per risolvere il pasticcio politico, è stata necessaria una sospensione dei lavori così lunga da indurre il presidente Luca Zaia ad aggiornare la seduta ad oggi pomeriggio, con prosecuzione programmata fino a notte fonda. «Cominciamo bene...», ha ironizzato l’opposizione.
È toccato all’assessore Filippo Giacinti, esponente di Fratelli d’Italia in una giornata già ad alta tensione per il partito a livello nazionale, mettere una pezza allo strappo aperto dalla bocciatura degli ordini del giorno respinti. Trattandosi di modifiche più formali che sostanziali, e in questa fase prive di impegno finanziario, la linea concordata con Palazzo Balbi è stata all’insegna della mediazione fra il desiderio dei consiglieri di essere protagonisti e l’esigenza della Giunta di rispettare i tempi. Da quanto trapela, però, Stefani ha fatto capire ai suoi che sul Defr i numerosi correttivi sono stati in qualche maniera accolti con un testo di 49 punti articolati in 13 pagine, ma sul vero e proprio Bilancio la selezione interna alla maggioranza sarà molto più rigorosa, così da poter controllare la ricaduta sulla spesa.








