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25 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:19
In poche ore il sogno di Giorgia Meloni si è trasformato in un incubo e in una clamorosa debacle. Sono bastate 23 ore dedicate al voto referendario sulla separazione delle carriere, a cui hanno partecipato in massa milioni di italiani per frantumare il progetto che fu di Licio Gelli, poi di Silvio Berlusconi e infine di Giorgia Meloni. Un progetto finalizzato a rompere gli equilibri istituzionali nati dalla Costituente dopo la caduta del fascismo che prevedono un equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario e dunque attraverso l’obbligatorietà dell’azione penale un autonomia della magistratura dal potere politico. Un progetto che voleva arrivare in sostanza alla sottomissione e al controllo della magistratura, considerata un ostacolo all’azione del governo.
E’ vero, come ha scritto Marco Travaglio su questo giornale che Giorgia Meloni ha lanciato questo referendum per conto terzi, ovvero per Forza Italia, ma è altrettanto vero che a un certo punto la presidente del Consiglio deve aver sognato di poter lasciare un segno tangibile e irreversibile del suo governo che sarebbe andato alla storia come il primo vero guastatore della Costituzione italiana e la fine di quell’equilibrio dei poteri scelto dai costituenti. Un segno che sarebbe stato vitale per il governo Meloni visto che se si dà uno sguardo a questi quattro anni di governo non si vede niente che possa andare alla storia con con la S maiuscola, se non effetti negativi come una crescita della pressione fiscale, una scandalosa politica salariale e una obbedienza cieca alle follie di Donald Trump con relativi danni per l’economia italiana.














