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24 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:41

A sera appare sugli schermi Giorgia Meloni, veste color avorio e capelli sciolti un filo spettinati, come una madonna dell’Annunciazione: “Eccomi, sono la serva del Popolo, avvenga di me quello che ha detto il referendum…”. Il quadro immaginario non è estraneo agli eventi, poiché anche i palazzi ecclesiastici hanno dato un silenzioso contributo al sabotaggio del progetto governativo.

Il risultato di un referendum è fatto di tanti “mattoni” come una costruzione Lego. Non c’è dubbio che uno di questi sia stato il voto giovanile prepotentemente orientato verso il No. Egualmente un fattore da tenere presente è l’impegno della Cei per la partecipazione al voto. Un impegno non gridato, ma presente sul territorio e insistente. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente dell’episcopato, si è mosso in tempo. Al Consiglio permanente della Cei, svoltosi a gennaio, ha esortato i cattolici a recarsi alle urne. “La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non devono lasciare indifferenti”, ha dichiarato. Naturalmente Zuppi non ha dato indicazioni di voto, ma ha tenuto a evidenziare che il giusto processo può essere declinato secondo “diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti”. Un modo elegante per mettere in dubbio le certezze proclamate dall’area di maggioranza.