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Ultimo aggiornamento: 16:21

Scintille al Teatro di Fiesole, dove il convegno “Le ragioni del SÌ e del NO”, organizzato in vista del referendum costituzionale confermativo sulla riforma Nordio, in programma il 22 e 23 marzo, si è trasformato in un confronto serrato sul futuro degli equilibri istituzionali.

A moderare l’incontro, Cesara Buonamici, direttore ad personam del Tg5, e Luciano Fontana, timoniere del Corriere della Sera. Sul palco, un parterre di peso. Per il No: Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena; Giovanni Salvi, ex procuratore generale presso la Corte di Cassazione e storico magistrato di punta nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata; il costituzionalista Roberto Zaccaria. Per il Sì: Antonio Di Pietro, già pm simbolo di Mani Pulite e poi leader di Italia dei Valori; Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e avvocato; Luigi Salvato, già procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

Il dibattito si è acceso rapidamente su due snodi: la natura politica della riforma e la creazione dell’Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari. Oggi la competenza disciplinare spetta alla Sezione disciplinare del Csm, presieduta dal presidente della Repubblica e composta in prevalenza da togati. La riforma Nordio introduce invece un’Alta Corte unica con giurisdizione esclusiva: 15 membri, di cui 9 magistrati (6 giudicanti e 3 requirenti) estratti a sorte tra chi vanta almeno vent’anni di servizio con funzioni di legittimità, e 6 laici (professori universitari o avvocati con vent’anni di esperienza). Di questi ultimi, 3 sono nominati dal capo dello Stato e 3 sorteggiati da un elenco predisposto dal Parlamento. Il presidente dell’Alta Corte viene eletto tra i membri laici.