Circa il 20 per cento del fatturato della farmaceutica italiana (9,2 miliardi) è realizzato dalle aziende americane presenti nel nostro Paese. Le stesse multinazionali che garantiscono la produzione di un quarto totale dei farmaci “innovate”. E - stando a uno studio dell’American Chamber of Commerce in Italia e la Luiss Business School - hanno generato un impatto economico pari a circa 6,3 miliardi e «un impatto occupazionale complessivo tra diretto, indiretto e indotto pari a 22.900 addetti».
Alla base del report, curato dal professor Matteo Caroli della Luiss Business School, ci sono le interviste ai rappresentanti di colossi del settore come Abbvie, Bristol Myers Squibb, Gilead, Vertex, Incyte, Johnson&Johnson, Eli Lilly e Pfizer. Soprattutto il loro peso si nota in termini di investimenti. Secondo lo studio grazie alle realtà Usa presenti nel nostro Paese: «Nel 2024 sono stati investiti 180 milioni, sponsorizzati circa la metà degli studi clinici realizzati in Italia e registrato oltre 1.000 collaborazioni scientifiche in atto sul territorio nazionale». Come detto, anche il 25 per cento dei farmaci considerati come innovativi da Aifa sono delle aziende del campione. Anche per questo, «il 57 per cento del campione considera l’Italia una localizzazione vantaggiosa, grazie alla disponibilità di tecnologie produttive e risorse con competenze di elevate qualità».







