Il risultato del referendum non è un buon indicatore delle prossime politiche, ma anche se lo fosse - ovvero se tutti i "Sì" alla riforma della giustizia si trasformassero in voti al centrodestra e tutti i "No" in consensi per il centrosinistra - con l'attuale legge elettorale l'esito delle urne sarebbe "una maggioranza parlamentare piuttosto risicata, se non" esclusivamente "una maggioranza relativa dei seggi".
Ad attestarlo è l'analisi dell'istituto Cattaneo all'indomani della consultazione popolare sulla separazione per le carriere.
Come esercizio "puramente illustrativo" l'istituto sovrappone i risultati del referendum nei collegi uninominali della Camera, mostrando il distacco in punti percentuali tra il Sì e il No: "I collegi che vedrebbero prevalere il Campo largo con almeno 5 punti percentuali di distacco sarebbero 69; quelli in cui prevarrebbe il centrodestra con lo stesso margine sarebbero 49. Negli altri 29 il margine è così ridotto che, se anche il voto per il Sì e per il No fossero degli ottimi predittori, dovremmo considerarli contendibili".
Scenario diverso se andasse in porto lo "Stabilicum" che garantisce un premio di maggioranza al campo alla coalizione che prende più voti su base nazionale. Ma secondo il direttore dell'istituto, Salvatore Vassallo, la prospettiva non sarebbe più così concreta: prima del referendum "si poteva presumere che il centrodestra fosse pronto ad approvare anche a maggioranza la nuova legge elettorale, oggi dovrebbe farlo assumendosi il rischio di lavorare per i propri avversari. E' plausibile che ci si arrivi solo se il centrosinistra riconosce che è anche nel suo interesse cambiare in questo senso le regole del gioco".














