Non solo sulla terraferma, in mare o nei cieli. Oggi i nuovi conflitti passano anche dai colossi di intelligenza artificiale. In ballo c’è il posizionamento verso pubblici sempre più allargati e condizionati dalle conversazioni continue. È lì che si gioca una nuova partita di potere: nella capacità di addestrare modelli, controllare i dati, influenzare le decisioni. La guerra va oltre gli asset tecnologici verso l’egemonia culturale degli algoritmi.

Pochi giorni fa la vastissima platea del SuperBowl si è divertita con la campagna di Anthropic col payoff «la pubblicità sta arrivando nell’intelligenza artificiale, ma non in Claude». Lo spot mostra conversazioni con chatbot interrotte da pubblicità paradossali per denunciare il rischio di un futuro dominato dall’advertising algoritmico. La frecciata è per l’eterno rivale OpenAI, che non ha atteso a rispondere. Divertenti ma disonesti, ha replicato stizzito Sam Altman a proposito degli spot. A prescindere da questi scambi, l’AI sta trasformando il search perché la ricerca non restituisce più solo link. Tutto ciò riscrive pubblicità e strategie di investimento dei brand, che devono presidiare un ecosistema più ampio.

L’avanzata dell’AI

Così il marketing si sposta dal posizionamento nei motori di ricerca alla costruzione di fiducia nell’economia degli algoritmi. Insomma, dalla ricerca tradizionale al paradigma della raccomandazione. In fondo l’AI ripensa il marketing nell’era delle decisioni algoritmiche: per Gartner entro quest’anno il traffico verso i motori di ricerca tradizionali diminuirà del 25% a favore di assistenti AI e chatbot. Per Salesforce già oggi il 17% degli ordini online è generato o assistito da agenti, contribuendo a 13,5 miliardi di dollari di vendite. Di fatto 1 acquisto online su 5 avviene con chatbot agenti conversazionali. Durante l’ultimo Black Friday proprio gli agenti hanno influenzato 14,2 miliardi di dollari di vendite globali condizionando il 38% dei consumatori. Lo ha scritto Business Insider con un titolo evocativo: «l’intelligenza artificiale sta silenziosamente diventando l’arma segreta degli acquirenti».