In questo tempo di guerra che anche nel marketing appare capovolto, persino un peluche icona dei più piccoli può perdere la sua innocenza per essere arruolato e mandato al fronte, diventando strumento di propaganda militare. È successo recentemente ad una specie di orsetto dalle orecchie grandi, occhi sproporzionati e pelliccia marrone. Lo storytelling emozionale racconta che è arrivato da un Paese esotico, ritrovato per caso in una cassa di arance nel mercato generale di Mosca. Si chiama Čeburaška, per tutti affettuosamente Če, bestiolina comparsa sulla tv russa nel lontano 1969 grazie all’artista Leonid Švarcman. Un successo travolgente. Če da sempre aggrega generazioni e incarna amicizia, anche se oggi appare in mimetica e armata di tutto punto, ricamata sulle toppe delle divise dei soldati e persino disegnata in un lanciafiamme utilizzato in Ucraina. Nulla di nuovo sotto il sole spento dei conflitti. Già in passato i cartoni animati sono stati protagonisti nella propaganda bellica. In fondo veicolano messaggi semplici e immediati, provando a persuadere i pubblici. Ma oggi il salto è quantico perché la campagna di comunicazione persuasiva diventa transmediale e quindi molto più impattante.
Algoritmi infiltrati e agenti Ia, l’avanzata dei nuovi persuasori
Secondo il Journal of Consumer Research il 95% delle decisioni è mediata da processi inconsci, così la tecnologia si specializza e punta a influenzare i processi decisionali dei consumatori






