Un prigioniero che suona il violino, un incontro romantico tra il filo spinato. Momenti rubati di vita quotidiana ad Auschwitz. Che non sono mai avvenuti. Dal campo di concentramento sono uscite poche testimonianze fotografiche, ma nonostante questo, le nuove (e irreali) immagini stanno accumulando su Facebook migliaia di like, commenti, condivisioni. Che si traducono in migliaia di dollari di ricavi per i loro creatori: un gruppo di content creator con sede in Pakistan — rivelano le ricerche della Bbc — che sta sfruttando il potenziale dell’AI slop. Un termine («sbobba artificiale») che indica l’uso dell’intelligenza artificiale generativa per creare contenuti, di bassa qualità ma in grosse quantità, da distribuire sui social. Facile, veloce, molto remunerativo. Soprattutto se, con un po’ di astuzia, si fa leva su temi che toccano corde sensibili. Come l’Olocausto.