Stretta del Garante, foto e vocali diffusi sui social diventano la materia prima per documenti contraffatti che possono distruggere la reputazione di una persona

Genova – La frontiera dei "contenuti patacca" generati dall'intelligenza artificiale non sarà più una zona franca. Da oggi, chiunque utilizzi software di IA per manipolare volti o voci altrui, trasformandoli in video o audio fasulli per poi diffonderli online, si troverà di fronte a un "doppio binario" sanzionatorio senza precedenti.

Il colpo d'arresto arriva dal Garante per la Privacy che, con il provvedimento n. 789 pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 8 gennaio (qui il testo completo), ha lanciato un vero e proprio "avvertimento" formale. La sostanza è chiara: il deepfake non è solo un gioco o una goliardia digitale, ma un trattamento di dati personali a tutti gli effetti che deve sottostare alle rigide regole del GDPR.

Chiunque — privato cittadino o azienda — tratti dati attraverso un deepfake senza aver ottenuto il consenso dell'interessato o senza una base giuridica valida, finisce nel mirino dell'Autorità. Le sanzioni previste dal regolamento europeo sono draconiane:

Per i privati e i singoli soggetti: sanzioni fino a 20 milioni di euro (qui il regolamento).