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Ultimo aggiornamento: 9:37
di Cibelle Dardi
Dicembre, stagione di tredicesime e scontrini lunghi, vede la macchina dei consumi natalizi accelerare a pieno regime. Tra le corsie dei supermercati e le vetrine online, quest’anno emerge un ospite speciale, non si vede ma si percepisce ovunque: l’intelligenza artificiale generativa. In pochi anni, i giocattoli con IA generativa (smart toys) hanno soppiantato il bambolotto con chip: orsetti che creano storie, robot che memorizzano abitudini e console perennemente connesse.
La questione non è soltanto tecnologica, è soprattutto economica: il giocattolo non è più il prodotto finale, ma diventa il terminale di una filiera di raccolta dati. I report Trouble in Toyland 2025 e Privacy Not Included di Mozilla evidenziano come, in molti smart toys, sicurezza e tutela dei minori cedano il passo ai margini di profitto e alle esigenze di lancio sul mercato in tempi rapidi. Gli smart toys sono giocattoli interattivi connessi via Wi‑Fi o Bluetooth, equipaggiati con microfoni, fotocamere, geolocalizzazione e sensori: il bambino non interagisce con un semplice peluche, ma con server remoti che accumulano dati su comportamenti e voce, sollevando dubbi sulla privacy.







